Luigi XIV - Re di Francia (1643-1715)

Luigi XIV - Re di Francia (1643-1715)

Re di Francia Louis XIV, soprannominato "il Grande" o "il Re Sole", ebbe il regno più lungo della storia francese (1643-1715). Ansioso di modernizzare l'amministrazione e le strutture economiche del suo regno, il suo regno oscillava tra successi e guerre particolarmente lunghe e rovinose per le finanze statali. Avendo scelto il sole come suo emblema, Luigi XIV portò l'assolutismo reale al suo apice in una Francia che brilla sull'Europa, anche nel campo delle arti e delle lettere.

Luigi XIV, re bambino

1638: la Francia è in guerra, la Francia ha fame, la Francia soffre di mille disordini ma la Francia esulta. Dopo 23 anni di matrimonio fallito la regina Anna d'Austria ha appena partorito il 5 settembre 1638 a Saint Germain un bambino, un figlio, un delfino. Non per niente diamo il soprannome al piccolo Louis Dieudonné "figlio del miracolo ". Miracolo politico subito: segno di speranza in una congiuntura di rara gravità e miracolo dinastico: frutto di un'unione a lungo priva di amore e offuscata da oscuri risentimenti.

È un dato di fatto che i genitori del futuro re Luigi XIV difficilmente si amano. Luigi XIII invecchiato molto prima del tempo dalla malattia rimprovera alla moglie di essere rimasta spagnola in fondo e di essersi opposta alle politiche del suo principale ministro: il cardinale di Richelieu. Anna d'Austria, che si è sempre sentita isolata e disprezzata alla corte francese, è infatti una delle principali avversarie del cardinale e non apprezza la compagnia di un marito che non ha mai saputo esprimere i suoi sentimenti.

Questo è quando avviene il miracolo. La nata Delfino, questa regina fino ad allora più spagnola che francese, più avversaria che donna di stato, per amore del figlio diventerà una delle più ferventi sostenitrici della monarchia francese e del nascente assolutismo. Anna d'Austria, non priva di senso politico, comprese che suo figlio da solo rappresenta una speranza di stabilità per il regno. Proteggere suo figlio, quando si sa che suo padre è in cattive condizioni di salute, significa anche proteggere se stessa e il suo futuro status di reggente. Quindi, a differenza di Luigi XIII, il giovane Luigi XIV godrà dell'amore incondizionato e del sostegno di sua madre.

Gli ultimi anni del regno di Luigi XIII furono segnati sia dalla guerra contro gli Asburgo ma anche da importanti cambiamenti ministeriali. Richelieu morì nel dicembre 1642, il re formò una nuova squadra governativa all'interno della quale un certo Jules Mazzarino.

Un personaggio affascinante quello di questo cardinale italiano, il cui vero nome è Giulio MazariniNato in Abruzzo nel 1602 da una famiglia la cui ascesa è recente (il padre era rientrato al conestabile del regno di Napoli), avvocato di formazione ha dapprima fatto carriera come ufficiale negli eserciti papali. Distinguendosi per la sua formidabile intelligenza, divenne uno dei più eminenti diplomatici del Santo Padre. È attraverso questo che questo bell'uomo raffinato, che ha ripetutamente cercato di impedire la guerra tra le potenze cattoliche dei Borboni e degli Asburgo, viene reclutato dal suo mentore: il cardinale Richelieu. Quest'ultimo lo renderà la sua eminenza grigia e gli garantirà la naturalizzazione.

Mazzarino è quindi a priori un "creatura Da Richelieu, o dal suo cliente. Tuttavia, il bel Jules, che sa risparmiarsi diverse opzioni, mantiene ottimi rapporti con la regina. Tra i partigiani della guerra contro la Spagna (cioè il partito che ruotava intorno a Richelieu) e quelli della pace (di cui la regina era un tempo una figura), Mazzarino funge da intermediario. E poi al di là delle manovre politiche c'è una certa attrazione tra Anne e Jules ...

Mentre il lungo regno di Luigi XIII volge al termine, mentre gli ex oppositori di Richelieu stanno gradualmente tornando a corte, il giovane Louis Dieudonné sta vivendo i suoi primi anni. Spesso spaventato dal padre (che ne è molto arrabbiato) il piccolo delfino, invece, ha uno stretto rapporto con la madre. Va detto che lei si prende molta cura di lui e non perde occasione per instillare in lui forti valori morali.

Anne, degna erede di suo nonno Carlo V, ha grandi ambizioni per suo figlio, che vede già come un sovrano con un'autorità indivisa. Il giovane Louis impara quindi molto rapidamente a situare il suo rango ea disprezzare coloro che potrebbero sfidarlo. La regina che era ai suoi tempi l'alleata di questi "grande "Così geloso dell'autorità dei monarchi è diventato per suo figlio il peggior nemico.

Questa concezione autoritaria e centralizzante della monarchia non può che adattarsi al piccolo Luigi, che mostra un certo orgoglio. Tuttavia, si dice di lui che è un bambino aggraziato, serio (a volte si dice troppo serio) in grado di dominare se stesso. Mantiene un rapporto sereno con il fratello minore: Philippe futuro duca d'Orleans.

La reggenza di Anna d'Austria

Il 14 maggio 1643, Luigi XIII, questo padre che tanto spaventò il figlio, finì per morire al termine di una lunga agonia. "Il re è morto, lunga vita al re. Per i Grandi, per tutti gli avversari della politica di Richelieu, sembra sia giunto il momento della vendetta. Grande sarà la loro delusione, Anna d'Austria, ora reggente, continuerà a modo suo la politica del defunto marito e cardinale.

Dopo aver manovrato senza problemi con il Parlamento, precedentemente umiliato da Richelieu, Anne ha nominato Jules Mazarin come ministro principale. È l'inizio di una coppia politica che ha segnato la storia della Francia. Jules e Anne hanno molte cose in comune, soprattutto quella di essere entrambi stranieri di nascita.

Il futuro del regno di Francia è dunque nelle mani di uno spagnolo e di un italiano che condividono la stessa ambizione: proteggere e mantenere l'autorità del giovane Luigi XIV. Se non fossero certamente amanti (sarebbe sbagliato sottovalutare il potere del codice morale e religioso della regina) Anna d'Austria e Mazzarino si completano mirabilmente a vicenda. Alla volontà e all'impetuosità del reggente, Mazzarino portò la sua sottigliezza e abilità diplomatiche.

Gli inizi della reggenza sembrano a molti francesi un periodo benedetto. Cinque giorni dopo la morte del re le truppe francesi guidate dal Duca di Enghien (Luigi II di Condé) ha vinto una clamorosa vittoria sugli spagnoli nel Rocroi. Il regno è ora al sicuro dalle invasioni. L'atmosfera di cospirazione, sospetto e repressione degli anni di Richelieu è seguita da un'aria di "libertà". I Grandi credono sinceramente che il loro tempo sia arrivato e sperano in un ritorno a una monarchia equilibrata, dove il monarca condividerebbe de facto la sua autorità con la nobiltà.

Non ci vorrà molto perché si rendano conto che l'agenda politica di Anna d'Austria è in contrasto con le loro opinioni. Presto iniziarono le prime cospirazioni contro il reggente e il cardinale. Mazzarino, considerato da molti debole, non esita a sedare questi turbamenti e per un po 'sembra essere tornata la calma. Tuttavia, la situazione nel regno non promette nulla di buono. La guerra continua a inghiottire ingenti somme di denaro, la pressione fiscale sta prosciugando le campagne che spesso si ribellano, si diffondono indebitamento e corruzione.

Va detto che la Francia all'epoca era ancora una società clientelare in cui il monarca non aveva una vera amministrazione. Che si tratti della riscossione delle tasse, della manutenzione delle infrastrutture, della condotta bellica, deve ricorrere o alla grande nobiltà oa cariche sociali che spesso antepongono i propri interessi a quelli del Re. D'altra parte, la debolezza strutturale del sistema fiscale del vecchio regime favorisce la speculazione e l'emergere di "finanziare le persone Con una potenza formidabile.

Sul piano sociale e politico, il regno di Francia è quindi diviso, frammentato. I Grandi fanno affidamento sulla loro clientela che costituisce essa stessa clientela di ranghi inferiori con mutevoli lealtà. Allo stesso tempo, i titolari di cariche ei membri del Parlamento giocano il proprio punteggio politico a volte caotico. Infine le persone, molto diverse, dalla borghesia di Parigi ai contadini del Cantal si sono riunite varie fazioni per volontà del "emozioni popolari »(Rivolte, rivolte).

Tuttavia, tutti condividono confusamente questo desiderio di riportare il regno sulla "retta via", quella di una monarchia temperata da organi intermedi, priva di pressioni fiscali permanenti. Questo "primo liberalismo", opposto alla nascente monarchia "assoluta", sogna un ritorno a un'età dell'oro che alla fine non sarà mai esistita. Tra questo sogno e il rafforzamento della monarchia borbonica c'è una contraddizione che può essere risolta solo con il confronto.

Ma il giovane re è ben lontano da queste considerazioni politiche. Cresciuto come è consuetudine dalle donne fino all'età di sette anni, è poi entrato nel mondo maschile. La sua educazione fu affidata a Mazzarino. Questa educazione sarà pulita, solida. Louis impara il latino, l'etica, ma anche la storia, la matematica e l'italiano. Tuttavia, il Re Bambino non è uno studente studioso e preferisce molte altre attività.

Come suo padre, è principalmente un appassionato di esercizio fisico. Caccia, equitazione, scherma e giochi di guerra punteggiano la sua vita quotidiana. Ma è anche un ragazzo di grande sensibilità artistica. Se non brilla alla chitarra o al liuto, è un ottimo ballerino. Il Re balla ancora e ancora, nutrendo un amore sconfinato per l'arte del balletto.

La Fronda, all'origine del progetto Sun King

L'infanzia spensierata di questo re della danza difficilmente durerà. Dovrà impegnarsi in un tipo di balletto completamente diverso. La Fronda, una rivolta che ferve da anni, sta per esplodere. Questo evento che Jean-Christophe Petifils qualificato per "la più grande catastrofe politica francese del XVII secoloth secolo »Avrà un impatto considerevole sulla maturazione politica di Luigi XIV. Capire la Fronda è capire il progetto del Re Sole.

The Slingshot questo nome evoca per la prima volta un gioco da ragazzi, un'occupazione infantile e frivola. Frivolo è e va notato che non offre un'idea guida, una linea chiara. Inoltre, non c'è una Fronda ma delle Fondazioni. Questi movimenti tipici barocchi offrono uno spettacolo caotico in cui i litigi e le passioni contano quanto i calcoli politici. Questa non è la prova generale della Rivoluzione del 1789, ma l'ultimo atto di un'opera medievale.

Come abbiamo visto, la linea politica di Anna d'Austria e Mazzarino va contro i desideri di vari attori della società dell'Ancien Régime. Se i grandi, la seconda nobiltà in cui i parlamenti hanno spesso interessi divergenti, possono trovarsi nella loro opposizione al nascente assolutismo. A questa opposizione interna si unisce la pressione generata dalla guerra e abilmente alimentata dalla Spagna.

All'inizio del 1648 Parigi era in fermento. Il Parlamento e la borghesia della città sono oltraggiati dalle manovre di Mazzarino. Il cardinale ministro, ansioso di ricostituire le casse reali, sta incrementando la vendita di nuovi uffici, svalutando il valore di quelli detenuti dai parlamentari. D'altra parte, aumenta il carico fiscale nei confronti dei parlamentari e della borghesia parigina che fino ad allora pagavano poche tasse.

Di conseguenza, il Parlamento rifiuta di registrare diversi editti fiscali e intende condurre una resa dei conti contro Mazzarino. Il reggente, che si è sentito personalmente umiliato, deve però accettare importanti concessioni per evitare una rivolta a Parigi. Ad aprile i tribunali sovrani si sentiranno persino abbastanza forti da imporre alla monarchia uno statuto di ventisette articoli che istituisce il Parlamento come contrappeso legale.

Il reggente e Mazzarino sembrano aver perso la partita, ma in realtà stanno solo cercando di guadagnare tempo. Il 21 agosto Louis II de Condé vinse un'altra vittoria contro gli spagnoli a Lens. Il suo esercito è quindi libero di reprimere una possibile ribellione. Mazzarino approfitta dei festeggiamenti di questa vittoria per arrestare diversi leader della Fronda parlamentare. Questi arresti provocano immediatamente gravi disordini e la città è irta di centinaia di barricate.

Il reggente che ha dovuto mantenere un profilo basso si rende conto che la famiglia reale è in balia dei rivoltosi che sono l'ala armata del Parlamento. All'inizio di settembre fa lasciare Parigi ai suoi figli e Mazzarino, poi si unisce a loro nel richiamare le truppe di Condé nella capitale. A questa notizia Parigi risorge e Anna d'Austria, che vuole evitare una guerra civile, affida a Condé la missione di negoziare con i ribelli. Finalmente si raggiunge un accordo, Mazzarino e il reggente hanno dovuto fingere ancora una volta di capitolare di fronte alle richieste parlamentari.

Il piccolo re che ha solo dieci anni potrebbe non capire la complessità della situazione, ma capisce due cose. Uno: i parlamentari sono un ostacolo al buon funzionamento della monarchia, due: il principe de Condé ha tratto grandi benefici dalla crisi. Questo ambizioso principe, uno dei migliori generali del suo tempo, non ha altro che disprezzo per il giovane re. Condé si considererebbe un tenente generale del regno, in ogni caso per il momento si sa indispensabile al reggente.

L'accordo tra il Parlamento e la monarchia (ha detto Accordo di Saint Germain) era destinato a frantumarsi. Le truppe di Condé (mercenari tedeschi in realtà) rimasero di stanza nell'Ile de France e la regina sognava solo di fuggire di nuovo. Anna d'Austria, che per prima ha appoggiato la strategia conciliante e tortuosa di Mazzarino, è giunta alla conclusione che solo una resa dei conti può salvare l'autorità che intende lasciare in eredità a suo figlio.

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1649, la famiglia reale lasciò Parigi nel più grande segreto per Saint Germain en Laye. Mentre il Parlamento condanna Mazzarino all'esilio, le truppe di Condé assediano la capitale. Di fronte a lui i ribelli davano il comando al proprio fratello il Principe di Conti. Conti non è l'unico "Grande Su cui i ribelli possono contare. Oltre a sua sorella il Duchessa di Longueville, troviamo accanto ai frombolieri il Duchi di Elbeuf, di Beaufort, il principe di Marcillac... insomma, l'élite della nobiltà francese.

In ogni caso, Condé mantiene l'iniziativa e sconfigge tutti i tentativi dei ribelli di rompere l'assedio. Anche le truppe del visconte di Turenne (allora a capo del miglior esercito francese), trascorsi per un periodo dalla parte della Fronda, vengono sconfitti, la loro lealtà essendo stata comprata a prezzo d'oro da Mazzarino.

Il cardinale ritiene tuttavia che il conflitto non debba protrarsi troppo a lungo. Sa che i Frondeurs hanno l'appoggio spagnolo e che la Francia non può permettersi il lusso della guerra civile. D'altra parte, le notizie dall'Inghilterra dell'esecuzione del re Carlo I lo incoraggiarono a cercare una soluzione negoziata. Quindi ancora una volta uno zoppo compromesso (la pace di Saint Germain) è firmato il 1er Aprile 1649 (sic.)

Condé contro Mazzarino

In cambio della revoca del divieto di Mazzarino, ai ribelli è stata concessa l'amnistia e sono quindi liberi di riprendere i loro complotti. Solo Condé esce rafforzato da questa crisi che lo ha reso il principe più potente di Francia. Un potere di cui intende godere e senza impedimenti.

Si pone quindi come un rivale di Mazzarino, che Anna d'Austria rifiuta di rinnegare. È quindi logico che Condé si stia avvicinando gradualmente ai Frondeurs i cui leader non sono altri che suo fratello e sua sorella! Il 18 gennaio 1650, in occasione di un concilio reale, Condé, suo fratello il principe de Conti e il duca di Longueville (cioè cognato di Condé) furono arrestati per ordine del reggente. Anna d'Austria ha deciso, ancora una volta, di confrontarsi ... le conseguenze saranno catastrofiche. L'arresto dei principi provocherà infatti la rivolta delle loro clientele nelle province.

La duchessa di Longueville destabilizza la Normandia, Turenne agita il nord della Francia (con l'appoggio della Spagna), l'ovest è soggetto all'influenza dei duchi di Bouillon e del principe di Marsillac, le rivolte di Bordeaux. Il peggioramento della situazione militare e fiscale nel regno spinge Mazzarino a un'altra pace di compromesso. Per negoziare con i ribelli, il cardinale questa volta è ricorso al servizio di Gaston d'Orléans lo zio del re ... grosso errore.

In effetti Gaston d´Orléans, ancora così poco ispirato in materia politica, nutre una certa simpatia per i ribelli. Si radunerà quindi gradualmente alle loro tesi e il 2 febbraio 1651 si proclamò apertamente contro Mazzarino, l'ultima vendetta sull'erede di Richelieu. Gaston è stato poi sostenuto dal Parlamento di Parigi e dai clienti del Grande. Mazzarino è stato a lungo oggetto di una campagna diffamatoria senza precedenti (il famoso Mazarinades) vede la sua salvezza solo in fuga e si rifugia in Germania. Il reggente e il giovane re diventano ostaggi dei Frondeurs.

Nella notte tra il 9 e il 10 febbraio 1651 il Palais-Royal fu conquistato dai ribelli. Credevano (giustamente) che anche Anna d'Austria sarebbe fuggita. Per evitare una rivolta, la Regina sarà costretta a far sfilare il popolo nella camera da letto del giovane Luigi XIV che finge di dormire. Notte tragica e umiliante che segnerà per sempre il Re Sole.

Il 1651 dovrebbe comunque essere un anno glorioso per questo giovane re con un fisico piacevole e una buona presenza. Infatti è all'età di 13 anni che, secondo l'usanza, i re di Francia diventano adulti. Ma quando da questo radioso 7 settembre prende ufficialmente il capo del regno è ancora lontano dal potere regnare.

Il paese è infatti governato dalla coppia Anna d'Austria-Mazzarino, attraverso una corrispondenza costante e appassionata. Ma i disordini regnano, i Principi che si stanno lacerando tra loro hanno litigato anche con i parlamentari e la prospettiva di una riunione degli Stati Generali turba ulteriormente la situazione.

Condé, che finalmente ne aveva abbastanza di aspettare il suo tempo, ha deciso di fare un accordo con la Spagna per finanziare la sua acquisizione. All'inizio dell'autunno del 1651 avevamo quindi un regno diviso tra un campo reale (Anna d'Austria, Luigi XIV e Mazzarino tornarono presto dall'esilio), un campo parlamentare (guidato da Gaston d'Orléans ...) e quello di Condé. La guerra civile, che non è mai finita del tutto, ricomincia. Le truppe reali che ora possono contare sui servizi di Turenne (decisamente arrabbiato con i suoi rivali della famiglia Condé) ingaggiano un feroce duello con l'esercito condeano e devastano l'Ile de France.

Alla fine, a corto di opzioni, Condé aiutato dalla figlia di Gaston di Orléans la Duchessa di Montpensier riesce a trovare rifugio a Parigi. Decidendo di regolare i conti con i parlamentari ha fatto regnare il terrore in città. Con questa politica perde ogni appoggio dei notabili e finisce per essere costretto a fuggire dalla Francia per Bruxelles, dove d'ora in poi si metterà al servizio della Spagna.

Lezioni dalla Fronda per Luigi XIV

Il 21 ottobre 1652 Luigi XIV tornò a Parigi. La capitale che aveva lasciato 13 mesi prima gli ha dato un'accoglienza trionfante. Parigi l'insolente, Parigi la ribelle, Parigi la ribelle si è finalmente disgustata della propria rivolta e si getta ai piedi del vincitore. Come il resto del regno, aspira solo al ripristino dell'ordine e della pace. La Fronda, questa folle guerra civile non sarà quindi servita a nulla.

Ma che disastro per il regno di Francia! Rovine di finanze pubbliche, carestie, devastazioni di ogni tipo ... la popolazione francese è passata da 20 a 18 milioni di abitanti. Il giovane re che ha conosciuto paura, fuga e umiliazione è ben consapevole della gravità della situazione. Un'esperienza del genere non poteva che rafforzare il suo orrore dell'insubordinazione e la sua sete di potere unificato e assoluto. Da questa rivolta dei corpi sociali, da questa frenetica e caotica agitazione dei principi, da questo trionfo di cupidigia e smidollamento, Luigi XIV trasse una lezione formidabile. Sarà un re dell'ordine ... o non lo sarà.

Il ritorno trionfante diLouis XIV nella sua capitale nel 1652 non bisogna però far dimenticare il fatto, che la politica del paese resta in gran parte quella pensata da Mazzarino. Tra il 1653 e il 1660 quest'ultimo si adopererà (insieme al re e alla madre) per soffocare gradualmente i fermenti di contestazione del potere reale che potrebbero ancora esistere. Tuttavia, dove Richelieu avrebbe usato la via forte, il suo successore preferisce usare manovre tortuose.

Così il cardinale italiano, conoscitore delle pubbliche relazioni, fa un uso perfetto del talento rappresentativo di Louis. Il Re, la cui presenza colpisce, viene spesso mostrato al popolo, agli eserciti, agli ambasciatori, il tutto secondo un piano attentamente studiato. Louis, di cui conosciamo il carattere autoritario, capisce che in politica è ancora allievo del suo prestigioso ministro e si dedica con buona grazia a questa 'campagna di comunicazione' (per cadere nell'anacronismo) risolta a grandi colpi di balletti e ingressi trionfali.

Il trionfo di Mazzarino

Contemporaneamente a questa impresa di seduzione, Mazzarino tendeva a rafforzare la presa della monarchia sulle province. Così generalizzò il sistema dell'intenzione e assoggettò i titolari di cariche nelle province a un controllo più rigoroso. Fu anche in questi anni che il cardinale-ministro rafforzò la propria clientela, indebolendo quella dei Grandi.

Oltre a questa affermazione dell'autorità centrale nei confronti delle Province (che non è stata priva di resistenze) Mazzarino sta lavorando per rimediare alla situazione fiscale del regno, danneggiata dalla Fronda. Va detto che questo va di pari passo con una politica di arricchimento personale senza precedenti in Europa. In questi tempi, difficilmente si distinguono le fortune dei governanti e le casse dello Stato e Mazzarino abusa di questa confusione. Sempre in balia della disgrazia, ha mostrato una vera e propria frenesia speculativa, accumulando un'immensa fortuna. In questa impresa, è mirabilmente assistito dal suo amministratoreJean Baptiste Colbert, ha promesso un futuro luminoso.

L'ultima sfida che Mazarino deve affrontare, quella del giansenismo: una dottrina religiosa che mette in discussione profondamente i rapporti tra la grazia divina e la libertà umana. Senza entrare ulteriormente nei dettagli teologici, possiamo specificare che il giansenismo ha molto successo in Francia, soprattutto all'interno di varie comunità monastiche, tra cui la famosa abbazia diPorto reale. I giansenisti per il loro attaccamento alla libertà di coscienza e la loro esigente moralità mettono in dubbio insidiosamente l'obbedienza ai poteri stabiliti. Per questo motivo devono affrontare sia l'ostilità del Papa che della monarchia, che guadagnerà loro molto sostegno all'interno dei circoli sia gallicani che contrari alla monarchia assoluta.

Fu in questi anni che Mazzarino cercò di affermarsi di fronte agli elementi sociali (parlamenti, cariche provinciali, circoli giansenisti) che rallentarono la marcia dell'assolutismo reale che Luigi XIV imparò davvero la professione di re. Questo giovane non è molto intellettuale. Piuttosto, mostra una mente lenta e metodica, che è spiegata in particolare dal suo gusto per l'occultamento. Louis rimane il re degli eventi drammatici, il che significa che coloro che lo circondano guardano con ansia alle sue reazioni.

Sfinge enigmatica la cui risposta preferita è "vedrò », Parla poco e spesso agisce in modo pragmatico. Nonostante ciò lo conosciamo scoppi emotivi e un costante desiderio di piacere, alla fine, molto timido come suo padre, si compiace nel ruolo di un monarca impassibile a volte abbastanza lontano dalla sua personalità privata.

Una domanda che ci riporta naturalmente a quella dei suoi amori. Louis è costantemente confrontato con la tentazione delle caratteristiche della società di corte e talvolta vi cede. La sua prima grande emozione resterà Marie Mancini, nipote di Mazzarino che incontrò nel 1658. Il giovane italiano è una personalità affascinante, colta e dotata di mente acuta. Appassionata di arte e musica, avrà una chiara influenza su Louis in questi settori.

La passione che unisce Maria Mancini e Luigi, però, vanifica le politiche europee di Mazzarino e Anna d'Austria. Non dimentichiamo che poi la guerra contro la Spagna continua ed è ora che finisca. Con la brillante vittoria di Turenne albattaglia delle dune (14 giugno 1658) sull'esercito spagnolo di Condé, le Fiandre erano in balia delle truppe francesi. Ma eccolo qui: ancora una volta i soldi stanno finendo e la rivalità con l'Inghilterra e le Province Unite (Paesi Bassi) è già in aumento. La pace franco-spagnola, secondo l'usanza dell'epoca, prevede un matrimonio dinastico tra Luigi e l'Infanta di Spagna:Marie Therese.

Mentre i negoziati di pace continuano a Madrid a Parigi, Louis vive pienamente la sua storia d'amore con Marie, che mostra quindi un'ambizione sproporzionata. L'italiano si vedrebbe come regina e tra il suo amore per lei e le necessità del tempo Louis esita, cedendo spesso ai capricci della sua amata. La ragione e la pressione di Mazzarino e Anna d'Austria alla fine vinceranno e il re accetta di sposare Marie-Thérèse.

Questo matrimonio e il famosoTrattato dei Pirenei che lo accompagna costituiscono, senza dubbio, il trionfo di Mazzarino. La Francia ne uscì rafforzata e guadagnò Roussillon, parte di Cerdagne e Artois; oltre a varie roccaforti e concessioni del Duca di Lorena, il cui controllo statale è di valore strategico per il mantenimento della presenza francese in Alsazia.

Non si dovrebbe concludere, tuttavia, che questa pace debba essere duratura. Il matrimonio di Maria Teresa fu accompagnato dal pagamento di una dote di 500.000 corone d'oro, che la Spagna non poteva permettersi di pagare. C'è un Casus-Belli in divenire. In ogni caso, nell'agosto del 1660, Parigi accolse gli sposi reali in occasione di un trionfo che segnò la popolarità di Luigi e il rafforzamento dell'autorità reale.

Non si può dire che il re fosse infatuato di sua moglie, ma quest'ultima è immancabilmente fedele e molto innamorata di suo marito. Luigi XIV visse dolorosamente la separazione da Marie Mancini, ma trasse comunque una lezione politica essenziale: un re non poteva anteporre i propri sentimenti alla ragione di stato. Non lo vedremo mai mostrarsi soggetto ai capricci di una donna, per quanto affascinante possa essere.

Colbert contro Fouquet

Il 9 marzo 1661, il cardinale Mazzarino all'apice del suo potere morì di una lunga malattia. L'opinione pubblica non piangerà qualcuno che nei suoi ultimi mesi si è dimostrato più dispotico e corrotto che mai, nonostante gli immensi servizi che ha reso al regno.

Dopo la morte di Mazzarino, Luigi XIV diventa re, completamente. Molti volevano vedere l'inizio del suo "regno personale" ... È giusto che il Re innovi abolendo la carica di Presidente del Consiglio (è anche la sua prima decisione) e assicurando ufficialmente la conduzione degli affari, con sorpresa di tutti. . Tuttavia, è ancora relativamente inesperto e deve far valere la sua autorità. Per fare ciò è necessario che segna simbolicamente il suo inizio di regno con una rottura con l'era Mazzarino, e come spesso questa rottura richiede una vittima: saràNicolas Fouquet.

A 46 anni, questa prole di una prestigiosa famiglia di abiti (che ha persino inventato un antenato del re di Scozia ...) era una figura chiave nel sistema politico francese. Zelante agente della monarchia durante la Fronda (era allora Procuratore generale del Parlamento), nel 1653 divenne sovrintendente delle finanze di Mazzarino. Fu quindi uno degli attori essenziali nella politica fiscale e finanziaria francese tra il 1653-1661. Ben introdotto nei circoli di speculatori e mediatori, è riuscito a garantire la sopravvivenza finanziaria del regno (un'impresa) al prezzo di manovre spesso dubbie.

Come Mazzarino, non trascurò di approfittare del suo status per arricchirsi e cadde rapidamente nella corruzione (che, va notato, era diffusa all'epoca). Una mente brillante, Fouquet è un mecenate colto che non esita a sponsorizzare i più grandi artisti (ScarronMoliereFontanaIl VauxIl marrone eNostro per i più famosi) e soprattutto per dimostrarne il successo. Un successo tanto insolente quanto il suo magnifico castello diVaux-le-Vicomte... Un successo che gli è valso molte gelosie.

Infatti Fouquet infastidisce per le sue numerose conquiste e il suo stile di vita ostentato (che è anche una necessità della sua funzione) e conta molto rapidamente molti nemici tra cui in primo piano: Jean Baptiste Colbert.

Abbiamo spesso disegnato un ritratto dell'uomo fidato di Mazzarino che è l'opposto di quello di Fouquet. A l’exubérance et la prodigalité du surintendant on a opposé la sobriété et la rigueur de cet « homme de marbre », le « Nord » comme le surnommaitMme de Sévigné. Ce serait pourtant oublier que tout comme son rival, Colbert est un représentant typique du système mis en place par Mazarin. Contrairement à l’image que voulurent donner de lui les historiens radicaux de la IIIème République, il n’est pas réellement un exemple de probité.

Mais Colbert a pour lui de maitriser mieux que personne les rouages des montages financiers de l’ère Mazarin. Il dispose d’une connaissance très étendue des diverses manœuvres de son rival, qui a eu la grande maladresse de faire armer plusieurs places fortes par excès de prudence. Enfin Colbert en technocrate zélé et fidèle a su obtenir l’attention et l’estime du Roi.

Dans son testament Mazarin avait mis en garde Louis XIV contre le surintendant, qui bien que compétent lui semblait trop ambitieux. Le Roi en pris bonne note et chargea Colbert, nommé intendant des Finances, de se pencher sur les affaires de Fouquet. Au-delà de la rivalité de personnes, on notera que les deux ministres s’opposaient sur la méthode à employer quant à la conduite des affaires. Colbert en esprit méthodique penchait pour une rationalisation du fonctionnement de l’état, ce qui était du goût du Roi inquiété par les expédients dont Fouquet était coutumier.

Des investigations de Colbert résulteront une cabale, faite de sombres manœuvres politiques et juridiques qui aboutiront à la chute du flamboyant surintendant. Au terme de nombreuses péripéties et d’un procès politique truqué de 3 ans, Fouquet sera reconnu coupable de péculat (détournement de fonds publics) et condamné au bannissement en décembre 1664. Il sera conduit au donjon de Pignerol où il mourra quinze ans plus tard.

Avec la chute de Fouquet et de son clan, Louis XIV a mis à bas de manière publique et retentissante l’un des symboles du système politico-financier mis en place sous Mazarin. Cette rupture radicale a pour effet de lui donner les coudées franches pour réformer le fonctionnement de l’état monarchique. C’est là un « coup de majesté » qui a valeur de symbole et ce malgré les oppositions qu’il put soulever dans le pays.

Fouquet déchu, Colbert nommé Contrôleur général des Finances semble à priori triompher. Il est ainsi chargé du développement économique de la France et possède une grande marge de manœuvre pour mettre en place sa politique. Sa clientèle et son clan occupent des une place importante à tous les niveaux du royaume.

Néanmoins Louis XIV prend bien garde de ne pas lui laisser trop de pouvoir. Voulant rompre avec la domination d’un seul ministre initiée par Richelieu, il favorise l’émergence d’un clan rival de celui de Colbert : Les Tellier-Louvois. Cette famille sera au cœur du développement militaire français de l’époque, Colbert se réservant l’expansion navale et coloniale. Le Roi Soleil avait fait sienne cette maxime : « Diviser pour mieux régner ».

De la Guerre de Dévolution à la Guerre de Hollande

On aurait pu penser que le royaume désormais mûr pour des réformes politiques de grande ampleur, Louis se serait contenté du statu quo sur le plan européen. C’était sous estimer le désir ardent de s’illustrer du jeune Roi.

De plus si Louis XIV, ne recherche pas à mettre en place une monarchie universelle (le thème solaire qui lui est associé, ayant plus vocation de propagande interne) il n’en est pas moins conscient de la fragilité de la situation géopolitique de la France. Cette dernière est toujours à la merci d’invasions (notamment au nord et à l’est) il est donc essentiel d’obtenir des frontières plus aisément défendables (le fameux pré carré). De telles prétentions couplées à l’imprévisibilité du Roi effraient l’Europe. Face à une Espagne déclinante et à un Saint-Empire plus divisé que jamais, la France première puissance démographique d’Europe fait figure d’ogre.

A la mort du roi d'Espagne Philippe IV en septembre 1665, Louis XIV réclame à Madrid au nom de son épouse divers places de l’actuelle Belgique ainsi que la Franche-Comté. Il s’agit là de territoires censés compenser la dot qui ne fut jamais versée après son mariage avec l’Infante Marie-Thérèse. Le Roi de France habilla ses revendications d’un principe juridique (douteux) dit « droit de dévolution. » Lorsque les exigences françaises furent rejetées par l’Espagne en mai 1667, Louis XIV se mit immédiatement en campagne.

On constatera que cette guerre fut habilement préparée par Le Tellier (assisté de son jeune fils, le marquis de Louvois). La France qui profite alors des premières retombées économiques du volontarisme économique Colbertien, peut consentir un grand effort financier pour sa préparation militaire. En plus d’aligner des armées nombreuses et bien pourvues, elle dispose d’excellents chefs tels que Turenne et Condé. Avec la marine renaissant sous l’impulsion de Colbert, le royaume possède le premier et meilleur outil militaire d’Europe.

Cette guerre sera pour l’époque une guerre éclair. Commencée en mai 1667 elle s’achève à peine un an plus tard au traité d’Aix la Chapelle. Louis XIV qui a participé personnellement aux campagnes (et mis plusieurs fois sa vie en danger au point d’excéder Turenne) n’a cependant pas obtenu la victoire qu’il souhaitait. Certes il parvient à annexer de nombreuses places au nord (bientôt fortifiées parVauban), mais la frontière en résultant est encore difficilement défendable.

Le Roi de France a été opté pour la modération notamment parce qu’il estime que l’effondrement final de l’Espagne n’est plus qu’une question d’années. En effet l’héritier de Philippe IV : Charles II est un être chétif et maladif, affligé d’un nombre impressionnant de tares congénitales. On pense sa mort prochaine et Louis XIV, comme l’empereur Léopold à Vienne, se prépare à se partager son héritage. Enfin l’ambitieux roi de France projette déjà sa prochaine guerre, celle qui le verra envahir les Provinces-Unies (Pays-Bas actuels)…

La Guerre de Dévolution a achevé de convaincre de nombreuses cours européennes que le Royaume de France possédait des visées hégémoniques sur le continent. Ainsi en janvier 1668, la Suède, les Provinces-Unies et l’Angleterre se sont alliées pour freiner l’expansion française aux Pays-Bas espagnols. Louis XIV sait que cette coalition tient pour beaucoup à l’activisme des néerlandais (et surtout à celui du futur stathouder Guillaume d’Orange). Les marchands hollandais (les Pays-Bas sont à l’époque la première puissance commerciale d’Europe) redoutent la présence française au sud de leurs frontières et prennent ombrage des prétentions coloniales et navales de Colbert.

Néanmoins ce dernier est opposé à tout conflit avec les Provinces-Unies, estimant qu’il faudrait d’abord renforcer l’économie nationale. D’autres ministres du Roi-Soleil pensent eux qu’une guerre en Hollande ne cadre pas avec le grand projet géopolitique d’alors : à savoir le démembrement de l’empire Espagnol. Mais Louis XIV, frustré par le résultat mitigé de la guerre de Dévolution et conforté par l’optimisme de Turenne et Louvois finit par se décider pour l’épreuve de force. Il faut dire qu’il a alors remporté un beau succès diplomatique en retournant le roi d’Angleterre Charles II contre les Hollandais, ce à grand renfort de subsides.

Le 22 mars 1672 la flotte anglaise attaque un convoi hollandais au large de l’Ile de White, le 6 avril suivant la France déclare la guerre aux Provinces-Unies. L’offensive qui aurait du être un jeu d’enfant, se révèle bien vite un casse tête pour les Français. Certes les places ennemies tombent les unes après les autres, mais le 20 juin les néerlandais rompent leurs écluses et provoquent l’inondation du pays.

Les troupes françaises s’embourbent dans une campagne harassante, faisant face à une résistance acharnée menée par Guillaume d’Orange, le nouveau stathouder. Peu après l’empereur Habsbourg décide de se joindre au combat contre les Français et entraine à sa suite le Brandebourg. Les troupes françaises sont alors contraintes de reculer et d’adopter une posture plus défensive. L’année suivante l’Espagne se rallie à laGrande Alliance de La Haye. De locale, la guerre est devenue européenne…elle va durer encore 5 longues années.

Face à une coalition d’ampleur inédite, les forces françaises vont offrir une prestation plus qu’honorable et ce sur tous les fronts, à terre comme en mer. Le conflit est acharné, cruel même et les troupes françaises commettront de nombreuses exactions en Hollande mais aussi au Palatinat.

Sur le pan intérieur, la situation se dégrade peu à peu. Les excédents financiers du début du règne ne sont plus possibles et Colbert se voit contraint de recourir à des acrobaties financières que n’aurait pas renié Fouquet…La pression fiscale qui en résulte conjuguée à la hausse du coût des produits de première nécessité vont provoquer plusieurs révoltes populaires principalement en 1674-1675.

Louis XIV malgré sa volonté d’obtenir un terme favorable à cette guerre accepte des pourparlers lorsque l’Angleterre finit par se rapprocher des Hollandais. Ces négociations initiées dés 1677 seront d’une grande complexité au vu du nombre de belligérants impliqués. Elles sont de plus menées en parallèle avec les offensives françaises du début de 1678, à l’occasion desquelles les Pays-Bas espagnols sont partiellement conquis. Avec les troupes françaises devant Anvers, les Provinces-Unies sont à la merci de Louis XIV. Ce dernier entame donc la phase finale des négociations en position de force.

Louis le Grand

Iltraité de Nimègue (août 1678) qui en résulte vaudra au Roi de Force son surnom de « Louis le Grand ". Il peut en effet apparaitre alors comme le grand vainqueur de cette guerre, une manière d’arbitre de l’Europe. La France qui a su défaire une coalition imposante obtient des Provinces-Unies qu’elles autorisent le culte catholique et de l’Espagne : la Franche-Comté, le Cambrésis, une partie du Hainaut et la partie de l’Artois qui lui manquait. De l’empereur et duc de Lorraine, Paris obtient des concessions et quelques places fortes stratégiques. Les frontières françaises atteignent désormais le Rhin, l‘encerclement du royaume par les Habsbourg est brisé.

Ce triomphe (inespéré au vu de la situation en 1674) ne doit cependant pas masquer les faiblesses de la position française. Le royaume a lourdement souffert du fardeau de la guerre, les finances sont au plus mal. Le conflit a d’autre part condamné à l’échec les tentatives d’expansion commerciale et coloniale voulues par Colbert, tout comme il a empêché la modernisation économique du royaume. Les conséquences à long terme en seront dramatiques.

De plus il faut souligner que les Provinces-Unies ont sauvegardé leur territoire. Guillaume d’Orange dispose toujours d’un redoutable pouvoir de nuisance. Enfin le comportement des troupes françaises a retourné l’opinion de nombreux états allemands contre Louis XIV, désormais décrié comme un despote sanguinaire. Quoi qu’il en soit, en 1678 le Roi Soleil est au zénith d’une gloire pour jamais associée à Versailles…

Plus que beaucoup d’autres entreprises le projet Versaillais est associé au nom de Louis XIV. Il évoque à la fois le raffinement d’une société de cour parvenue à un extrême degré de sophistication mais aussi de sombres intrigues et des dépenses somptuaires qui pesèrent lourdement sur le destin du Royaume. Qu’en était-il en réalité ? Pourquoi Louis décide t-il au cours des années 1670 (la décision fut semble t-il définitivement prise en 1677) de fixer la cour àVersailles ?

Si sa relative méfiance par rapport à l’agitation Parisienne joue un rôle dans cette décision, rappelons-nous les frayeurs de la Fronde, nul doute que pour le Roi Soleil le départ du Louvre est un moyen d’imprimer sa marque dans l’Histoire de France. Passionné d’architecture et d’ordre, voulant plier la nature à sa volonté tout comme les hommes, la transformation d’un modeste relais de chasse en un vaste complexe curial est un acte éminemment politique. A bien des égards il signifie le passage de l’âge baroque, violent et chaotique à l’âge classique, qui se veut raison et unité.

Le Château de Versailles, symbole du règne de Louis XIV

Tout au long du règne, Versailles sera un immense chantier où travailleront jusqu’à 36 000 personnes. Le Roi participe largement à la conduite des travaux et s’entoure des meilleurs artistes de son temps. Ainsi Jules Hardouin-Mansart, chargé de diriger les travaux d'agrandissement et d'embellissement du château de Versailles à partir de 1678, et qui fut à l'origine de la création de la galerie des Glaces. On estime que la construction de Versailles représente, l’équivalent de 3 à 4% des dépenses annuelles de l’Etat, ce qui est à la fois considérable mais moins ruineux que ce que l’on a pu affirmer. Sans compter que ces dépenses constituent un investissement politique précieux.

Si Versailles va permettre de fixer la grande aristocratie au sein d’un système où le Roi exerce un contrôle renforcé, c’est aussi un moyen de promouvoir l’excellence de l’art et de la culture française dans l’Europe tout entière. Ainsi la cour Versaillaise devient-elle rapidement la grande référence pour les souverains Européens, qui n’auront de cesse de s’en inspirer.

Au sein de cette nouvelle cour, Louis incarne largement sa propre idée de la monarchie. La cour du Louvre des années 1660-1670, rappelait encore à bien des égards celle de Louis XIII. Il ne faut pas oublier non plus qu’elle restait aussi tributaire des fréquents voyages du Roi, tout comme les ministères. A Versailles l’ordre s’impose selon les conceptions mécanistes de l’époque. Tout gravite autour du Roi, astre et repère des courtisans. Louis XIV va mettre en scène sa vie, comme peu de souverains avant lui, avec un sens inné du spectacle. Un cérémonial élaboré rythme sa journée, qu’il s’agisse de son lever (à 7 heures 30 chaque jour), sa toilette, ses besoins naturels (accompagner le Roi lorsqu’il est à la chaise percée est un insigne honneur !), ses repas ou son coucher.

A Versailles, la principale préoccupation des courtisans reste l’étiquette et les nombreux conflits d’égo qu’elle peut entrainer. Louis saura en user avec un art consommé pour maintenir la noblesse dans un état de tension et de dépendance permanente. Poussés à tenir leur rang, les courtisans bien vite endettés, représentent d’autant moins une menace que leur présence à Versailles affaiblit leur influence en Province. C’est ainsi qu’à l’instar de nombreux auteurs l’on peut parler de véritable ‘domestication de la noblesse’. Noblesse qui ne justifie plus son rang et ses privilèges que par le service du Roi, à la cour ou sur les champs de bataille.

Néanmoins le système Versaillais, dont le maintien exige de constants efforts de la part du Roi, connait ses côtés sombres. Un tel rassemblement de puissants, aiguillonnés par la jalousie et la constante recherche de la faveur du Roi ne peut que devenir un lieu d’intrigues. Ainsi le scandale de l’affaire des Poisons (1679-1680), qui implique de très hauts personnages (comme la duchesse de Bouillon) rappelle que la vie du Roi et celle de ses proches reste à la merci de complots. Complots en partie motivés et favorisés par la vie sentimentale agitée de Louis.

Marié à la sage et prude Marie-Thérèse, Louis en a eu six-enfants dont un seul parviendra à l’âge adulte : Louis de France dit le Grand Dauphin. Le Roi ne se satisfait pas de cette relation conjugale terne et entretient diverses amours (les tentations ne manquent pas) adultères. On retiendra notamment parmi ses maitresses, sa belle sœur Henriette d’Angleterre ou encore la délicieuse Louise de la Vallière (qui lui fera cinq ou six enfants), mais surtout Madame de Montespan eMadame de Maintenon.

Madame de Montespan fit irruption dans la vie de Louis au cours de l’année 1666. Cette marquise ravissante dotée d’un esprit vif, fut pour beaucoup dans la prise de confiance en soi d’un Roi jusque là encore gauche et mal à l’aise avec les femmes. Odieuse avec ses rivales et bien décidée à conserver le Roi pour elle, la Marquise de Montespan donnera à Louis quatre enfants qui parviendront à l’âge adulte. Parmi eux, ses deux fils fils (le Duc du Maine e ilComte de Toulouse) joueront un rôle politique important. La relation passionnée et sensuelle qui unissait Louis et Mme de Montespan, est à certains égards révélatrice de l’éloignement du Roi par rapport à la religion. Malgré les sermons de Bossuet et le conformisme catholique du temps, Louis parvenu à la quarantaine restait l’esclave de ses sens.

Ce fut son dernier et grand amour qui le ramena à la Foi, ce qui ne fut pas sans conséquences politiques. Pour élever ses enfants, la Marquise de Montespan avait porté son choix sur Françoise d’Aubigné, veuve de Scarron un poète libertin. Intelligente et pieuse, sans pourtant renoncer aux plaisirs de l’amour, la veuve Scarron s’était fait remarquer pour son bons sens et son esprit. Sa fonction d’éducatrice des bâtards royaux lui permit de rencontrer le Roi. Ce dernier tomba progressivement sous le charme de celle qu’il fit marquise de Maintenon. Au-delà de la relation charnelle qui va les unir, existe entre eux une grande complicité intellectuelle, Françoise étant à même d’être une confidente compréhensive mais ferme pour le Roi.

Elle jouera ainsi un rôle de conseillère officieuse et ne sera pas pour rien dans le rapprochement du Roi avec les cercles dévots. Un retour à la foi, que marquera leur union secrète après la mort de la Reine et dont on ignore encore la date exacte (1683 ou 1688 ?).

De la révocation de l’Edit de Nantes à la Succession d’Espagne

Egaré dans le péché (selon les conceptions du temps) jusqu’au début des années 1680, Louis revenu à une pratique plus régulière de la religion catholique va se rapprocher peu à peu des options du parti dévot. Il ne faut cependant pas simplement y voir, l’acte d’un homme vieillissant (et à la santé de plus en plus fragile) mais aussi la décision longuement réfléchie d’un Roi qui ne cesse de repenser le rôle de la France en Europe. Les années 1680 sont celles de l’affirmation d’un bloc Protestant (Provinces-Unies puis Angleterre) rival de Paris, mais aussi d’une opposition renouvelée avec les Habsbourg dans la perspective de la succession d’Espagne.

Louis XIV a pour intérêt d’incarner le renouveau catholique afin de légitimer ses entreprises internationales. On le sait cela se traduira notamment, par ce que l’on cite souvent comme l’une des plus grandes fautes de son règne : la Révocation de l’Edit de Nantes. Cette décision est le résultat d’un long processus entamé sous le règne précédent et qui vise à mettre fin à l’exception religieuse française. En effet la France est l’un des très rares états d’Europe où cohabitent officiellement deux religions. Une situation mal vécue par Louis qui y voit une entrave à l’unité du Royaume et un danger politique potentiel. En effet il n’est pas sans ignorer que les rivaux protestants de la France (et au premier chef Guillaume d’Orange) répandent leur propagande au sein des milieux huguenots et y comptent un certain nombre d’alliés.

Louis entend parvenir à la fin du protestantisme dans son royaume, par la contrainte et le prosélytisme. Les grands nobles protestants sont poussés à la conversion, les huguenots les plus modestes se voient forcés d’héberger des soldats, ce qui donnera lieu aux terribles dragonnades. En 1685 l’ultime pas est franchi, lorsque l’Edit de Fontainebleau est proclamé. La Religion Prétendue Réformée (RPR) est interdite, le Royaume redevient un état où un seul culte est autorisé : le culte catholique.

Si un certain nombre de protestants de convertissent, de nombreux autres vont fuir la France et iront grossir les rangs des ennemis du Roi-Soleil, tant en Angleterre, qu’aux Pays-Bas et en Prusse. La France y perd peut être 200 000 sujets, dont de nombreux artisans et bourgeois réputés. Elle y gagne cependant un grand crédit auprès des puissances catholiques. L’Edit de Fontainebleau constituera d’ailleurs l’une des mesures les plus populaires du règne du Roi-Soleil et sera accueillie par un concert de louanges et de festivités. L’esprit de tolérance des Lumières était encore loin…

Les années 1680 marquées par la gloire Versaillaise et l’affirmation de l’unité religieuse du Royaume, sont aussi celles d’une politique extérieure agressive qui provoque un nouveau conflit européen. A partir de 1678, Louis (trop) sûr de sa force après la Paix de Nimègue tente d’agrandir son royaume en prenant parti du flou juridique institué par les divers traités européens antérieurs. Par un mélange subtil d’artifices juridiques (les fameuses Chambres de Réunion), d’achat des faveurs de Princes étrangers et de coups de force, le Roi-Soleil met la main sur divers territoires en Alsace, en Lorraine puis aux Pays-Bas Espagnols.

Devant cet expansionnisme à peine voilé se constitue une ligue défensive, la Ligue d’Augsbourg qui finir par réunir : les Provinces-Unies (Pays Bas actuels), la Suède, l’Espagne, le Brandebourg (futur royaume de Prusse), la Bavière, la Saxe mais aussi l’Angleterre et l’Autriche… Louis qui n’a pas su convaincre de la légitimité de ses revendications, se retrouve donc face à une alliance réunissant l’essentiel des puissances d’Europe. Le conflit qui va en résulter durera neuf ans (1688-1697).

Cette guerre de Neuf-Ans, constitue une épreuve terrible pour le royaume de France mais aussi un test pour la solidité du régime mis en place par Louis XIV. La France qui bénéficie de revenus importants, d’infrastructures développées et d’une unité de direction parvient à se mesurer une fois de plus à une coalition paneuropéenne. L’armée crée par Louvois, la Marine rêvée par Colbert et ce malgré certains revers parviennent globalement à prendre la main sur leurs adversaires.

L’empreinte du Roi sur les opérations, tout comme sur les diverses négociations est plus forte que jamais après 1691. Cette année voit en effet avec la mort de Louvois la fin du système ministériel initié depuis la chute de Fouquet. Jamais plus la France de Louis XIV ne connaitra de ministre disposant d’une vaste clientèle aux ordres.

1691 bien plus que 1661 représente l’avènement de la monarchie absolue. A 53 ans Louis doté d’une solide expérience, plus Roi-Soleil que jamais se consacre à sa tâche avec une passion étonnante. Chaque ministre rend compte de la moindre de ces décisions à Louis, qui d’ailleurs entretient avec habileté un flou artistique sur leurs attributions et compétences respectives. Aux clientèles ministérielles se substitue une monarchie ‘administrative’ qui contribuera largement à l’évolution politique ultérieure de la France. Néanmoins cette concentration des pouvoirs ne sera pas sans conséquences néfastes. Louis désormais entouré de courtisans, s’isole peu à peu dans un arbitraire royal qui le coupe des réalités du terrain.

Or pour la France des années 1690, celles-ci sont terribles. Les aléas climatiques de l’époque (le petit âge glaciaire, décrit par Emmanuel Le Roy Ladurie) ont des effets catastrophiques sur l’activité agricole. Aux famines qui en résultent, viennent s’ajouter les désordres politiques et les révoltes entrainés par la pression fiscale. Entre 1693 et 1694 la situation tourne au drame national et l’on estime le nombre de victimes à plus d’un million (sur 22 millions de sujets). Cette crise entraine l’émergence d’un mouvement diffus d’opposition à l’absolutisme royal, qui trouvera finalement à s’exprimer à la mort du Roi et au début de la Régence de Philippe d’Orléans.

Dans cette atmosphère de contestation, qu’alimente des débats religieux intenses (problématique du Jansénisme, mais aussi engouement pour le quiétisme) le Roi s’il continue son action réformatrice doit cependant renoncer à certains projets. Ainsi celui d’une refonte du système fiscal (en partie inspiré des réflexions de Vauban) n’aboutira jamais, avec de graves conséquences à long-terme pour l’avenir du Royaume. D’autre part Louis désireux de ménager les cercles Ultramontains (c'est-à-dire partisan du Pape contre les velléités d’autonomie de l’Eglise de France) fini par verser dans une orthodoxie religieuse répressive.

En 1697 lorsque la guerre de neuf ans prend fin par le Traité de Ryswick, le royaume de France apparait une fois de plus comme victorieux. Louis XIV se voit reconnaitre l’annexion de l’essentiel de l’Alsace ainsi que St Domingue. Néanmoins ce n’est là qu’une suspension d’armes, tous les regards étant tournés vers Madrid. Le Roi Charles II d’Espagne, que Louis a souhaité ménager en lui rendant les Pays-Bas Espagnols qu’il occupait, prépare alors sa succession. Cette dernière pourrait bien décider de l’avenir de l’Europe…

Le crépuscule du Roi-Soleil

Voilà prés de 35 ans que les principales puissances du continent attendent la mort du Roi « ensorcelé » (El Hechizado, c’est ainsi que l’on surnommait Charles II en raison de ses nombreuses infirmités)Charles II qui n’a jamais eu d’enfant est à la tête d’un immense empire, 23 couronnes, des possessions sur 4 continents…

La cour de Madrid grouille d’agents étrangers qui essaient de convaincre Charles et ses conseillers de rédiger un testament favorable à leurs souverains. Le Roi exsangue est sous l’influence de deux grands partis. Le plus puissant est certainement celui qui représente les intérêts de son cousin de Vienne, l’Empereur Léopold 1er. Face à cette camarilla pro Autrichienne, s’est constitué un parti pro Français qui après la paix de Ryswick apparait de plus en plus puissant. Charles II craint en effet qu’à sa mort son empire soit dépecé entre différentes puissances (et d’ailleurs divers accords de partage seront signés, mais jamais respectés) ce qui signifierait à terme la ruine de l’Espagne.

Le Roi ‘ensorcelé’ cherche donc à confier son héritage à un état suffisamment puissant pour en maintenir l’unité. Il finit par lui apparaitre que ce dernier ne peut être que la France, un choix qui lui a d’ailleurs été recommandé par le Pape en personne. Le 2 octobre 1700, Charles II mourant rédige un ultime testament qui fait de Philippe d’Anjou son légataire universel. Philippe d’Anjou n’est autre que le deuxième fils de Louis de France, le Grand Dauphin. Si Louis XIV accepte le testament, la maison de France montera donc sur le trône d’Espagne. Ce serait dépasser là, les rêves les plus fous de ses prédécesseurs Bourbon. Mais ce serait aussi mécontenter toutes les autres grandes puissances européennes et risquer une nouvelle guerre continentale.

Lorsque la nouvelle de la mort de Charles II parvient à la cour de Louis XIV le 9 novembre 1700, ce dernier est pleinement conscient de l’enjeu. Il sait que la France ne s’est toujours pas remise des guerres précédentes et que malgré son rapprochement avec le Pape, sa cause reste perçue comme illégitime à l’étranger. Après une longue réflexion, Louis prend la décision d’accepter le testament. Par un de ses coups de théâtre dont il fut si coutumier, il convoque son petit-fils à son lever et le présente aux courtisans avec ses simples mots : « Messieurs, voilà le Roi d’Espagne ! ».

Dans les mois qui suivent Philippe d’Anjou, devenu Philippe V d’Espagne va prendre possession de son nouveau royaume. Il est assisté dans sa tâche par un entourage français, largement influencé par Versailles. Cette véritable révolution diplomatique, qui permet à la France de tirer profit des richesses inouïes de l’Empire Espagnol devait conduire une fois de plus l’Europe au conflit. Après diverses tractations sans lendemain, l’Angleterre, les Provinces-Unies et l’Empereur déclarent la guerre à la France le 15 mai 1702.

Ces trois puissances sont bientôt rejointes par divers princes allemands (dont le Roi en Prusse) mais aussi par le Danemark. Financièrement les opérations sont assurées par une Angleterre en pleine expansion économique. Sur le plan politique la coalition anti-française est animée par trois personnalités exceptionnelles : le Prince Eugène de Savoie Carignan brillant général des armées autrichiennes, Heinsius l’avisé Grand pensionnaire de Hollande et John Churchill Duc de Marlborough arriviste génial et sans scrupules, mari de la favorite de la reine Anne d’Angleterre.

Face à triumvirat d’exception, le sort de l’alliance Franco-espagnole (à laquelle s’est greffée la Bavière, Cologne et une Savoie peu fiable) repose sur les épaules d’un Louis XIV sur le déclin. Le Roi Soleil est en effet entré dans une vieillesse douloureuse, marquée par la maladie et le poids d’une charge de plus en plus écrasante. Dans l’épreuve il favorise désormais la fidélité sur la compétence et accorde ainsi sa confiance à des chefs militaires loyaux mais médiocres, au premier chef le maréchal de Villeroy.

A la déclaration de guerre, le Royaume de France peut compter sur une armée d’environ 250 000 hommes et d’une marine considérable. Néanmoins face à elle ses ennemis accomplissent un effort militaire sans précédent : 100 000 hommes pour l’Empereur, 75 000 pour l’Angleterre, plus de 100 000 pour les Provinces Unies. Si la France a pour elle d’occuper une situation stratégique centrale, ses rivaux peuvent aisément la forcer à des efforts divergents. D’autre part la centralisation du système de commandement Français, où tout doit passer devant le Roi, prive les armées franco-espagnoles de la réactivité de leurs ennemies.

La Guerre de Succession d’Espagne, par son ampleur, sa durée et l’étendue de ses opérations (en Europe, mais aussi aux Amériques) préfigure les conflits mondiaux. Elle se caractérise aussi par une mobilisation des opinions publiques, à grand coup de propagande et de pamphlets. Elle participe ainsi de la longue maturation des consciences nationales qui bouleverseront l’Europe par la suite.

Les premières années sont à l’avantage de la France qui conserve une certaine initiative stratégique. L’Empereur qui doit affronter une révolte Hongroise soutenue par la France passe même très prés de la catastrophe en 1703. Néanmoins les divergences entre l’électeur de Bavière et le maréchal de Villars permettent aux armées autrichiennes de se ressaisir et de sauver Vienne. Dans les mois qui suivent la défection de la Savoie au profit de l’Empereur amorce un retournement de situation contre la France. Avec la prise de Gibraltar par les anglais en 1704 et la révolte protestante des Camisards, Louis XIV semble avoir définitivement perdu la main.

C’est le début d’une période extrêmement rude pour Louis et son royaume. Aux défaites militaires (Blenheim, Ramillies…) et à l’agitation intérieure viennent s’ajouter une fois de plus la colère de la nature. Le début de 1709 est celui de l’hiver le plus rigoureux du règne, le « Grand Hyver » selon la langue du temps. La Somme, la Seine, la Garonne sont prises dans les glaces tout comme le vieux port de Marseille. Les oiseaux gèlent vivant sur les branches des arbres, on ne coupe plus le pain qu’à la hache…Au dégel succèdent des précipitations records qui achèvent de ruiner les récoltes. Malgré tous les efforts déployés par la couronne, la famine est inévitable et tuera plus de 600 000 français.

La fin de règne

Le Roi isolé dans sa cour de Versailles, cède comme beaucoup au pessimisme. De telles calamités ne sont-elles pas le signe que Dieu désapprouve sa conduite ? Soutenu en ce sens par Madame de Maintenon, Louis se résigne à négocier la paix. Mais voilà les conditions proposées par les coalisées frisent l’insulte. Heinsius demande notamment à Louis XIV de s’engager à chasser par les armes, si besoin est, son petit fils du trône d’Espagne, qui doit revenir à Charles III le nouvel empereur. Faire la guerre à son petit-fils au profit de l’Autriche ? C’est une condition à laquelle Louis ne peut se résigner. La guerre continue…

La guerre continue, mais la France est épuisée et la France a faim. Des émeutes éclatent un peu partout, le Dauphin lui-même manque se faire lyncher par la foule à Paris. On demande la Paix et du Pain. La vindicte populaire n’épargne même plus le roi et son entourage, notamment Madame de Maintenon. Beaucoup hésitent encore à s’attaquer au monarque sacré et préfèrent donc accuser son épouse secrète des pires crimes. D’autres s’en référent à Ravaillac et Brutus, dans des affiches qui rappellent celles que l’on retrouvera en 1792. Louis accuse le coup et congédie Michel Chamillart, le contrôleur général des Finances, qui servira de bouc-émissaire. Pour la première fois un ministre du Roi-Soleil est chassé par la pression extérieure.

La crise politique de 1709 trouve son aboutissement dans l’une des dernières grandes initiatives de Louis et certainement l’une des plus étonnantes. Le 12 juin 1709 le roi adresse au peuple une lettre pour lui expliquer sa politique et les raisons de la poursuite de la guerre. Cet appel au peuple, traduit les limites de l’absolutisme Louis quatorzien. On ne demande plus aux FRANÇAIS (le mot est écrit en majuscules) d’obéir, mais bien de soutenir le Roi, en bons patriotes. Ce texte que Jean-Christian Petifils qualifie de « Churchillien » va connaitre un très large succès. Très largement diffusé, lu jusque sur les champs de bataille, il va contribuer à un sursaut national qui stupéfiera l’Europe.

En 1709 les armées françaises ont du se replier sur le « Pré Carré » et abandonner l’Italie et l’Allemagne. Mais que ce soit au siège de Tournai où à Malplaquet elles font payer chèrement toute avancée aux troupes des coalisés. Face à cette résistance inattendue et les nouveaux sacrifices qu’elle entraine, la coalition commence à se fissurer. A Londres Marlborough entre en disgrâce et l’on commence à dissocier les intérêts du nouveau Royaume-Uni (l’Angleterre et l’Ecosse se sont unies en 1707) de ceux de Vienne. Les Britanniques placent désormais leurs projets coloniaux et commerciaux au dessus de la compétition entre Vienne et Paris. Ils sont prêts à sortir du conflit à condition de renforcer leurs possessions outre-mer. Du côté de l’Empereur on comprend que l’Espagne est définitivement perdue (les partisans des Habsbourg y sont repoussés par les Franco-espagnols). Infine, tutti i belligeranti affrontano l'esaurimento delle loro finanze e dei loro risparmi. I negoziati quindi riprendono.

Terminano nel 1712-1713 inCongresso di Utrecht. Il risultato dà il posto d'onore al concetto emergente di equilibrio di potere (anche la sicurezza collettiva se ambiziosa). Filippo V conserva il trono di Spagna, ma deve rinunciare a quello di Francia per sé e per i suoi discendenti. La Francia conserva le sue precedenti conquiste (Alsazia, Franche-Comté, Artois, Roussillon) ma cede Acadia agli inglesi. Per quanto riguarda l'imperatore, recupererà successivamente i Paesi Bassi spagnoli (garantiti da guarnigioni olandesi) e milanesi.

Luigi XIV accoglie questo trattato con ancor più sollievo poiché il destino è caduto pesantemente sulla sua famiglia nei mesi precedenti. Nel 1711 suo figlio fu colpito dal vaiolo, l'anno successivo suo nipote e nuovo erede: ilDuca di Borgognaviene anche spazzato via dalla malattia. L'erede al trono era allora un bambino di due anni di salute fragile: il suo pronipote, il futuro Luigi XV. Questa situazione apre la porta a tutta una serie di intrighi e cospirazioni che minacciano la stabilità del regno.

Il Re Sole, consapevole dei rischi che ciò rappresenta, includerà nel 1714 nella linea di successione i suoi due bastardi: il Duca del Maine e il Conte di Tolosa. Questa è un'innovazione che viola le leggi non scritte del regno (diciamoLeggi fondamentali) e che provocherà l'ennesima ondata di proteste. Di fronte a quella che consideriamo una manifestazione finale di arbitrarietà assolutista, complottiamo e cospiriamo, preparando la Francia per una monarchia equilibrata (dal peso politico della nobiltà) che sarà fonte di ispirazione per i teorici liberali. dal XVIII secolo.

Per reggente del pronipote, il re ha scelto suo nipote: Philippe d´Orléans. L'uomo considerato estroso e libertino, sembra vicino a priori al partito della reazione aristocratica anti-assolutista. Non si conosce bene questo ufficiale competente e colto, certo incostante, ma che saprà preservare la maggior parte del patrimonio politico dei Borbone.

Così rassicurato sulla sua successione, Luigi XIV vivrà i suoi ultimi mesi in un'atmosfera pesante segnata dal peso del dolore e dei dolori accumulati. Il 9 agosto 1715 il Re Sole si lamentò con i suoi dottori del dolore alla gamba sinistra. Il 21 arriviamo alla conclusione che è affetto da cancrena. I medici hanno riconosciuto la loro impotenza e il 26 Louis ha portato il suo erede al suo capezzale. Le disse queste poche parole: "Mia cara bambina, sarai il più grande re del mondo, non dimenticare mai gli obblighi che devi a Dio. Non imitare nelle guerre; cerca di mantenere sempre la pace con i tuoi vicini, per dare sollievo alla tua gente il più possibile ... »Di fronte alla morte, il Re Sole rimane lucido e non nasconde il suo rimorso.

Determinato a rendere la sua morte uno spettacolo, come ha fatto con la sua vita, farà in modo che i suoi cortigiani assistano alla sua agonia. Dopotutto come dice: "Hanno seguito tutta la mia vita; è giusto che mi vedano finire. "La sua ultima preoccupazione sarà quella di essere in pace con un Dio, di cui temerà il giudizio fino all'ultimo momento. 1er Settembre 1715, verso le 8.45 del mattino, esalò l'ultimo respiro. 72 anni di regno sono appena terminati. Imparando il nuovo Federico Guglielmo Ier di Prussia dichiara: "Gentiluomini,ilKing è morto! ". Tutto è detto ...

Il secolo di Luigi XIV

Come rendere giustizia e valutare in poche righe i risultati di un regno effettivo di 54 anni? Nel 1661, la Francia su cui avrebbe regnato Luigi XIV era ancora una potenza emergente i cui confini erano in balia dell'accerchiamento impostogli dagli Asburgo. Nel 1715 fu la prima potenza militare d'Europa, dotata di confini sicuri e di impareggiabile prestigio culturale.

Tuttavia, l'amore per la gloria e la guerra del Re Sole sarà costato alla Francia la modernizzazione delle sue strutture economiche e finanziarie che assicureranno il trionfo a lungo termine del suo rivale britannico. Impegnato nell'assolutismo, un fardello troppo pesante per un solo uomo, il Regno non sarà stato in grado di sbarazzarsi degli arcaismi socio-economici che peseranno così pesantemente sul suo futuro.

Nonostante tutto, il sovrano sarà riuscito a imporsi come l'incarnazione del principio di unità della nazione. Con l'addomesticamento di una nobiltà, un tempo così turbolenta, con la mobilitazione di tutte le energie verso un unico obiettivo, Luigi XIV avrà ancorato nella cultura nazionale l'idea di un edificio istituzionale, patrimonio e interesse comune di tutti Francese.

Come ha detto così bene lui stesso: "Me ne vado, ma lo Stato rimarrà sempre ... "

Bibliografia

- Lucien Bély, Luigi XIV: il più grande re del mondo, Gisserot, coll. Storia, 2005

- Louis XIV. Man and King, biografia di Thierry Sarmant. Tallandier, 2014.

- Il secolo di Luigi XIV. Collettiva, Tempus 2017.

- Luigi XIV, biografia di J.C Petitfils. Tempus, 2018.


Video: assolutismo Luigi XIV