Le fate hanno una storia

Le fate hanno una storia

Nel XII secolo compaiono le fate, fuori da ogni religione, come staccata da una mitologia che non è sopravvissuta al tempo. Questi leggendari personaggi femminili con poteri soprannaturali creano il proprio mondo di riferimenti, attingendo a credenze antiche che non sono mai state del tutto dimenticate. Portatori di memoria ma liberi da ogni sistema, sono costituiti da un fascio di antiche tradizioni che ci ricorda che il linguaggio della natura e la memoria pagana restano ancorati in noi. Femministe, libertarie, ambientaliste in anticipo sui tempi, cosa ci dicono delle preoccupazioni degli uomini, delle loro preoccupazioni, delle loro speranze? Come incarnano il nostro eterno bisogno di restare legati alle forze dell'immaginazione, di tornare all'origine dei nostri sogni e della nostra fantasmagoria?

La fata alle origini della letteratura

Per nove secoli le fate si sono mescolate a campi, miti e leggende letterari e artistici. Fu a metà del XII secolo che nacque il romanzo, la parola per cui designa la lingua romanza, erede del latino e antenato del francese. Questo devia l'uso della parola scritta fino ad allora riservata alla trasmissione del sapere e della religione.

Compaiono così storie giustificate dal solo piacere di leggerle o ascoltarle, opere di intrattenimento, nascita della narrativa. Per comporre le sue opere, Marie de France, la prima poetessa in lingua romancia, raccolse le sue storie dalle bocche dei cantastorie bretoni. I bardi delle corti d'Inghilterra, Champagne, Alsazia o Italia che cantavano le loro poesie hanno ripreso elementi della loro antica mitologia per comporli in racconti e leggende. Questi temi, fonti inesauribili di ispirazione, furono materiale per i primi romanzi. È in questo movimento che è nata la fata, una nuova arrivata nel repertorio di favole meravigliose.

Entrata di fata

Unendo il loro destino alla vita quotidiana degli uomini, imperfette, effimere e affascinanti, apparvero creature femminili di essenza soprannaturale: ninfe, driadi, apsara (ninfe indù celesti, valchirie ecc. La fata presenta un'identità unica che parla di una relazione particolare e senza precedenti nel mondo spirituale di uno stretto scambio tra questo mondo e l'altro mondo. Proveniente da credenze popolari, è di grande bellezza e può distribuire ricchezze e benefici. Nell'ambiente contadino, c'è una denominazione varia per gli spiriti dei boschi e delle acque.

L'origine della parola fata, dal latino fata, sottolinea il ruolo che le fate giocano nel destino umano, sia che lo predichino, lo trasformino o lo dominino. Il primo aggettivo tanto quanto il sostantivo "fata" o "fae" designa tutto ciò che si rivela dotato di un'essenza soprannaturale: montagna, albero, castello, cavallo, cavaliere. Il verbo fata (dotato di un potere magico) esiste e continua molto tardi nel folklore. Ma Lady Fae usa la parola per il suo uso esclusivo.

In questa parola risuona la nozione di incanto, di meraviglia (nel senso medievale del termine che è contrario all'ordine della natura) che la supera in bellezza o in orrore. Quando il personaggio nasce, vengono usati termini diversi: dea, ninfa, donna della foresta, demone o succube ... senza alcun accordo su di essi. Difficile identificare il nuovo arrivato, che prende in prestito dalle dee e gli spiriti della natura dei pantheon greci e latini quanto da quelli dei boschi e delle acque degli antichi tedeschi. In essa si ricompongono varie tradizioni dell'Europa, dando una nuova dimensione al leggendario, che gli permette di svolgersi in una società che è diventata cristiana.

Una nascita nel mondo celtico

Le caratteristiche delle nostre fate si trovano nella "Ban Sîd" (la donna dell'altro mondo) della mitologia celtica. Capelli dorati, pelle pallida, bocca rossa, ciglia nere, svelata più che vestita di bianco, verde e oro, naviga su una barca di cristallo o cavalca un cavallo bardato d'argento, accompagnata da musica. I suoi campi preferiti sono l'acqua dolce, il mare nei racconti gaelici dell'Irlanda e della Scozia da quando viene dalle isole settentrionali del mondo, un regno simile alle isole di Avalon.

È anche una ragazza della foresta che può assumere la forma di una cerva, un uccello, una volpe. Il suo aspetto, il comportamento, la capacità di dare alla luce bambini con un aspetto umano la contraddistinguono come una creatura ibrida. Viene nel mondo degli uomini per rivendicare quello che sceglie di condurre verso l'amore, a volte verso la regalità.

Le Valchirie, vergini guerriere che servono Odino, scelgono, durante le battaglie, eroi di eccezionale coraggio e li conducono nel "Valhalla" il paradiso nordico. La Valchiria più famosa è Brunilde, giovane ragazza di Odino, innamorata di Sigurd-Siegfried allora istigatore del suo assassinio.

Le fate medievali prendono in prestito le loro conoscenze dalle antiche sacerdotesse dei Celti e dei tedeschi, che conoscono le piante, le stelle e padroneggiano il tempo. Chateaubriand fece dire alla sua druida Vélléda "le fate galliche hanno il potere di provocare tempeste, di evocarle dal prendere la forma di animali".

La fata Morgana chiama la tempesta e comanda i venti dal suo santuario a ovest di ogni terra selvaggia. Viviane (Lady of the Lakes) gioca con l'elemento liquido in varie forme. Amante o madre, la fata alleva giovani eroi nel cuore delle foreste, insegnando loro coraggio, libertà, poesia insieme al buon uso dell'arco e della spada. È così che Viviane garantirà l'istruzione di Lancillotto da parte degli insegnanti che porta in un castello sul bordo di un lago.

Le fate del re

La fata testimonia la società nel detto e nel non detto in questo XII secolo in cui il peso delle guerre è più leggero, portando nuova ricchezza e libertà, mentre il giogo del feudalesimo si spezza, che le città si sviluppano, mentre la cristianità adorna il territorio di chiese e abbazie. Avviene in questa convergenza tra evoluzione e cultura in via di nascita. Erede di culti antichi, le sue radici nella letteratura la mantengono nel comodo mondo della narrativa.

Ma lei è onnipotente solo in un dominio particolare, un luogo, una funzione precisa, in un tempo limitato e soggetta a una stretta contingenza: come la fata Viviane rinchiusa nei limiti di Brocéliande, o tale Mélusine unita suo malgrado alla famiglia. dei Lusignani nel vincolo di un patto impossibile da sciogliere.

Le famiglie regnanti, piuttosto storiche, rivendicano la loro intronizzazione attraverso la benevolenza di dee o fate. Per queste dinastie, tale filiazione è sinonimo di prestigio senza pari. Li aiuta a rivendicare se stessi dal mondo soprannaturale, a trascendere il tempo, affermandosi con un'essenza diversa, liberandosi dalla chiesa senza opporsi ad essa.

Riccardo Cuor di Leone, ad esempio, si vantava di avere sangue di demone nelle vene per giustificare le sue azioni amorali. I Plantageneti eleggono come antenato storico la figura mitica di Re Artù "il re più amato delle fate". Una leggenda fa convivere il Graal, le fate, il santo sepolcro. Si tratta di Lohengrin (figlio di Perceva la cui moglie non dovrebbe mai chiedergli da dove viene pena l'abbandono; promettetela che lei rompe prima di partire per l'aldilà, il figlio del Graal fonderà la nobile famiglia. di Bouillon.

Libertà spietata

In tempi di rigida moralità e sessualità molto codificata, la fata offre amori gratuiti, senza peccato che durano una notte o un'eternità. Ma questa libertà è soggetta a costrizioni, a prove da superare, a pericoli spesso arbitrari perché cadono sotto le leggi dell'altro regno, che a volte possono renderli mortali.

Rispetto agli umani, sono liberi dal loro corpo, dal loro cuore, dalla loro ricchezza. Trasmettono la speranza e l'immagine di una libertà di cui le donne non godono perché il loro corpo oi loro beni non appartengono mai interamente a loro. Qualunque siano le loro capacità, la loro nascita, le loro funzioni, dipendono da un'autorità maschile preponderante in questi tempi. La fata rappresenta nella società medievale ciò che la Signora vorrebbe essere, ciò che il cavaliere vorrebbe avere: bellezza, libertà per l'uno, amore, ricchezza per l'altro.

Nonostante la distribuzione di libri stampati che solo un'élite potrebbe rivendicare, il ruolo dello storyteller è essenziale per tutti coloro, molti, che non possono accedere alla parola scritta. Le vecchie storie continuano così il loro cammino, modificate dall'ambiente, dagli eventi e dal modo letterario del tempo in cui vengono raccontate.

L'evoluzione della storia delle fiabe mostra quella della società e sottolinea il passaggio dal “bel medioevo” (XII e XIII secolo) alla leggenda nera del XIV e XV secolo. Oggetto del desiderio prima, promessa di realizzazione, la fata si ritrova in una seconda epoca soggetta a una doppia evoluzione. La razionalizzazione lo tollera denaturandolo: annichilisce tutto ciò che lo rende diverso. La violenza della demonizzazione cerca di distruggerla. Ridotto al rango di strega dalla chiesa che devia il meraviglioso a proprio vantaggio (il che basta a rimettere la coscienza sulla retta via) viene sostituito dagli angeli e la sua luce si spegne.

Ciò che tocca la fata è dell'ordine della distrazione, della mondanità e della frivolezza. Il cristianesimo spiega e giustifica il mondo, occupando il campo della pratica spirituale e religiosa. Le fate rendono omaggio alle loro origini: gli incantesimi diventano magia nera, le belle donne si rivelano cattive, sono soggette all'invecchiamento, perdono la loro eterna bellezza. Le loro funzioni sono svolte da eremiti, mentre i cavalieri sono guidati dagli angeli che ora portano il calice del Graal.

Fate vecchio stile?

Le dame delle foreste, i protettori dei cavalieri, i maghi delle acque preparano la loro metamorfosi. Con il Rinascimento tornano gli Dei greco-latini, le arti e la filosofia dell'antichità classica: la moda è di gusto italiano. La nobiltà, avida di novità, ha voltato le spalle ai romanzi d'avventura e di meraviglia "quell'accozzaglia di cui l'infanzia si diverte" come scrive Montaigne. È il momento delle grandi scoperte. La Francia si allontana dal mondo fatato e lo stile del romanzo si evolve, diventa breve e rapido rimosso, a volte con una morale esplicita.

Durante il XVI secolo, fiaba e favola rimasero inseparabili: è una letteratura di piacere e fuga. Poi compaiono scrittrici donne nei salotti sociali, usando un simbolismo che difende il loro diritto di esistere in una società in cui il loro ruolo è molto svalutato, scuotendo i codici. Matrimoni forzati, mariti mostruosi, tanti i temi che ricorrono nei racconti, denunciando la condizione delle donne. Questi, letterati, leggono romanzi medievali, conoscono le gesta della cavalleria e le opere antiche da cui si ispirano.

Dalla fine del XVII secolo nasce un nuovo genere letterario: la fiaba. Ha rapidamente conquistato il favore del pubblico, grazie ai racconti di Charles Perrault. Le fate nelle fiabe sono spesso le madrine dell'eroe o dell'eroina del racconto (come in Cenerentola, Pelle d'asino o La bella addormentata). Sono "angeli custodi" che proteggono e consigliano i loro protetti. Nelle avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (pubblicato nel 1881), la fata Azzurra, madrina di Pinocchio, è quella che finisce per dare vita al burattino di legno per trasformarlo in un ragazzino. Allo stesso tempo, ci sono alcune fate con un carattere malvagio, di cui la vecchia fata della Bella Addormentata (in seguito chiamata la fata Carabossus) è l'archetipo.

Percorrendo il sentiero delle fate, si legge la storia di un luminoso sovvertimento: il modo in cui la fiaba contraddice la volontà umana di delucidare, organizzare e controllare il mondo, suscitando nuove idee, travolgenti l'ordine stabilito. "Le fate hanno una storia", sì, annunciano che è arrivato il momento di cambiare. Dove si muovono le linee, guarda bene: c'è una fata! Il loro nome si riferisce a fantasticherie senza età eppure eccole qui per far vibrare una società troppo rigida, per dare una spinta, un nuovo respiro, per rompere il "torpore" delle idee, per incoraggiare più giustizia, sì! tutto questo fa parte della loro vocazione.

Fonti e illustrazioni

Le fate hanno una storia di Claudine Glot. Edizioni Ouest-France, ottobre 2014.

Per ulteriori

- La donna nelle fiabe, di Marie-Louise von Franz. Tallandier, 2015.

- The Fairy World in the Medieval West, di L. Harf-Lancner. Hachette, 2003.


Video: Luca Rastello Fate la storia senza di me