Oriente e Occidente al tempo delle Crociate (C. Cahen)

Oriente e Occidente al tempo delle Crociate (C. Cahen)

Dall'ovest all'oriente: Claude Cahen, storico delle crociate

Tra la moltitudine di opere pubblicate sulle Crociate nel corso del XX secolo (e ancora oggi), una spicca per il suo angolo di studio e per l'originalità del suo autore. La ristampa di " Oriente e Occidente al tempo delle Crociate "Di Claude Cahen, è l'occasione per tornare in dettaglio a un'opera fondamentale nella storiografia di questo soggetto e di questo periodo.

Claude Cahen, il grande storico

Dobbiamo prima introdurre l'autore di questo studio, poiché riflette tutto il suo lavoro durante la sua lunga carriera. Nato nel 1909 (morto nel 1991), Claude Cahen era un normalien poi ha studiato alla Scuola Nazionale di Lingue Orientali; fu agrégégé nel 1932, dottore in lettere nel 1940, docente poi professore all'Università di Strasburgo (1948-59), poi alla Sorbona dove scelse Parigi I dal 1970 (vi insegnò fino a 1979). Membro del Partito Comunista nel 1939, fu fatto prigioniero di guerra nel 1940 e rilasciato nel 1945.

Ma al di là della sua vita frenetica e del suo talento di insegnante riconosciuto e adorato dai suoi allievi, è la sua impronta di storico che va ricordata, e in particolare nella storia del Mediterraneo, di Islam e crociate, che qui ci interessa direttamente. Secondo Françoise Micheau ("Dall'ovest all'oriente: Claude Cahen, storico delle crociate", Arabica, 43, 1996), lo storico non sa cosa lo abbia spinto a interessarsi alle Crociate, tranne che per l'affettuoso ricordo della madre che racconta le disavventure di Saint Louis; tuttavia dedica la sua tesi alla Siria settentrionale ("La Siria del nord al tempo delle crociate", 1938), opera a cui in seguito rinunciò in parte, ma che aprì la strada ai suoi studi. fondamentale nel mondo musulmano che sarà il cuore della sua professione di storico, con una prospettiva unica per il suo tempo: prima di lasciarsi alle spalle la “storiografia eroica e talvolta leggendaria dell'Oriente latino” che segna il suo tempo, e di dare un posto più ampio per le fonti orientali, e in particolare quelle arabe. È quindi sempre in questo spirito che si colloca il suo ultimo grande saggio, scritto in condizioni difficili (Claude Cahen perdendo la vista, detta gran parte di questo libro), ma pur sempre essenziale.

Il libro

Lo storico, modestamente, non vuole che il suo saggio sia considerato come un "libro definitivo" sulla questione ma solo "per dare alcune indicazioni di ricerca", tutte in relazione a studi già esistenti, alcuni dei quali critica. punto di vista. Nell'introduzione rileva così l'ampiezza delle pubblicazioni sull'argomento (le Crociate, quindi) ma che spesso giudica di scarsa qualità, in particolare per l'ignoranza delle fonti orientali, soprattutto arabe; qui indica specificamente l'opera di René Grousset, che è tuttavia considerato uno dei classici da leggere per conoscere le crociate. Spiega questo angolo di studio della maggior parte degli studiosi contemporanei e predecessori dal posto delle Crociate nell'immaginario mentale dell'Occidente, ma anche l'importanza del contesto in cui opera lo storico. Egli nota due correnti principali in questa storiografia: primo, un monopolio degli ambienti feudali e clericali, piuttosto a favore di una visione "positiva" della Crociata; e una reazione tra i laici dell'età moderna che la vede come un'impresa oscurantista. Non dimentica gli sfruttamenti politici, in particolare nei confronti del colonialismo.

Sempre nella sua introduzione, Claude Cahen si rammarica che la Crociata sia solo oggetto di studio, considerata centrale per la civiltà occidentale, o viceversa che l'Oriente latino sia trattato separatamente e che la Crociata non sia considerata anche come parte della storia d'Oriente. Il punto di vista è quindi unicamente occidentale, e non tiene conto delle interazioni, anche tra aree diverse come il commercio. Lo storico vuole quindi porre la Crociata in relazione a ciò che non è la Crociata, nel Mediterraneo e in Occidente, con particolare enfasi sul commercio.

La sua prima parte importante, "L'Oriente fino all'inizio dell'XI secolo", pone per la prima volta la domanda: la Crociata fu una risposta alle invasioni musulmane? Per rispondere a questa domanda, Claude Cahen torna agli inizi dell'Islam e alle sue conquiste (compresa quella di Gerusalemme, che non ha causato uno shock in Occidente), con un quadro globale su un Islam dominante ma frammentato dalla concorrenza tra califfati, poi con l'arrivo dei turchi la frammentazione religiosa della Siria, senza dimenticare un occidente musulmano isolato. La jihad non viene messa da parte e Claude Cahen ne spiega le origini. Cita anche la situazione di altri orientali, cristiani o ebrei ma anche zoroastriani, e affronta la questione dei dhimmis senza idealizzarla o drammatizzarla, parlando di una "società multiconfessionale".

Il secondo capitolo, "Il Medio Oriente nell'XI secolo: l'Africa occidentale" è più specificamente interessato all'Occidente musulmano e alle sue relazioni con l'Oriente, sempre in questa prospettiva di un approccio alla scala del Mediterraneo, e l'evoluzione politica e religiosa più violenta, senza che questa si traduca contro i cristiani e nemmeno contro i pellegrinaggi.

Poi arriva "L'Occidente e le sue relazioni con l'Oriente", dove Claude Cahen si concentra sull'Occidente cristiano e più specificamente sull'Italia e sui Normanni e sugli inizi del commercio, insistendo sulla diversità delle situazioni a seconda delle regioni. , l'ascesa al potere del papato, ma soprattutto l'ignoranza da parte dell'Occidente dei suoi vicini mediterranei, musulmani ma anche bizantini (nonostante contatti commerciali e talvolta diplomatici); la prossima crociata sarà quindi condotta nella completa ignoranza del nemico.

Il capitolo "L'Occidente alla vigilia della Crociata" è importante perché elenca le diverse spiegazioni della chiamata alla crociata, nel contesto ideologico e politico, prima di fare una presentazione della capacità militare di ciascun "campo" .

Il titolo originale “I Crociati in Asia” apre la quinta parte, che presenta la Prima Crociata, la sua relativa disorganizzazione una volta lì, la sorpresa che provoca in Oriente, e il ruolo non così centrale delle città italiane.

Era poi il momento del "Primo Contatto", appunto la reazione delle popolazioni orientali a questo attacco, un'incomprensione della portata del fenomeno e delle sue ragioni, e la neutralità e anche la diffidenza dei cristiani orientali. I vicini musulmani, loro, sono disorganizzati e divisi, e Bisanzio sempre più ostile.

Il capitolo VII, intitolato "Oriente e Occidente latino: condizioni politiche fino alla seconda crociata" mostra le prime differenze e incomprensioni tra l'Occidente cristiano e gli Stati latini, la mancanza di politica e sostegno da parte delle ancora fragili monarchie occidentali, a parte alcune grandi case (i Normanni per esempio), un papato che sembra già altrove, e un Oriente latino che quindi non è la priorità del momento.

Nella parte seguente, Claude Cahen è ulteriormente illustrato insistendo sul dominio economico e culturale ("La prima metà del XII secolo: commercio ed evoluzione spirituale"): la dipendenza degli Stati latini da un commercio Mediterraneo (e oltre) su cui le Crociate ebbero poca influenza, anche nei rapporti con i Paesi musulmani (Egitto in particolare); il ruolo crescente delle città italiane e la concorrenza tra loro; e l'assenza degli Stati latini all'inizio di contatti e scambi culturali tra latini e musulmani, a differenza di quanto avviene contemporaneamente in Spagna.

La metà del secolo vede secondo lo storico "un'evoluzione", con l'inizio del contrattacco musulmano: è l'ora di Nûr al-Dîn e un'idea di jihad che raggiunge l'Egitto dove i Fatimidi vengono rovesciati. . Allo stesso tempo, i Normanni divennero più aggressivi, prima verso l'Egitto e poi contro gli Almohadi. Quanto alle città italiane, il Nord conferma la presa del potere sul Sud e aumentano le tensioni con Costantinopoli.

Il capitolo X si concentra sul "commercio nel XII secolo, la sua organizzazione, il denaro". Si sta davvero sviluppando, in tre direzioni principali: Costantinopoli, Alessandria e Acri. Il bilancio è positivo per l'Occidente, in particolare per gli italiani, le cui flotte stanno presto soppiantando le flotte musulmane. Anche i latini orientali ne traggono vantaggio, ma principalmente attraverso gli occidentali che usano i loro porti, come Acri. La valuta, invece, vede il ritorno dell'oro (proveniente dal Sudan) utilizzato dai mercanti occidentali oltre che dagli stati latini e dai loro vicini musulmani; le guerre non sembrano ostacolare questo commercio in crescita, in particolare i genovesi che possono permettersi di sostenere finanziariamente i crociati, e di continuare a commerciare con i musulmani!

Quando Saladino salì al potere, Claude Cahen gli dedicò un intero capitolo in cui includeva anche la Terza Crociata.

Si interessò poi alle istituzioni degli Stati latini (capitolo XII), con il sistema feudale adattato al contesto (feudi minori, più obblighi militari, ...) e all'importanza degli ordini religiosi; poi affronta la questione dei "nativi" (capitolo XIII), la scarsa considerazione dei crociati nei loro confronti, compresi i cristiani, e l'assenza di un desiderio di conversione prima del XII secolo. Conclude questo inventario nel XII secolo con un capitolo (XIV) sugli eserciti, il luogo dei castelli e le varie tecniche militari, relativizzando gli scambi anche a questo livello.

Nel capitolo seguente, Claude Cahen descrive in dettaglio il periodo Ayyubide (prima metà del XIII secolo) e descrive più ampiamente la situazione in Medio Oriente durante il XIII secolo, il tutto nel contesto di nuove crociate come quelle di Federico II e Luigi IX; insiste anche sulla differenza di situazione e importanza in questo momento tra la Siria (culturalmente) e l'Egitto, obiettivo principale delle crociate del secolo.

Sviluppi nel corso del XIII secolo si verificarono anche a livello commerciale (capitolo XVI), con appunto una diminuzione dell'importanza dell'Egitto, lo shock della caduta di Costantinopoli, e il ruolo ancora fondamentale degli italiani, a cui va aggiunto presto il Provençaux. Quanto alla valuta, l'oro perde il suo posto in Oriente a favore dell'argento, ma allo stesso tempo Genova e Firenze sono le prime a battere il metallo prezioso in Occidente ...

Il saggio si conclude con "il periodo mongolo": lo schiacciamento del Medio Oriente tra il 1220 e il 1260, con la caduta di Baghdad (1258) come punto focale; allo stesso tempo, una Costantinopoli che diventa nuovamente greca; e naturalmente la caduta di Acri e la fine degli Stati latini, nonché il fallimento degli Angioini in Sicilia e in Oriente.

Le appendici non sono da trascurare, al contrario, poiché sono composte da una quarantina di pagine di testi fondamentali, principalmente di origine orientale, musulmana, cristiana o ebraica.

Conclusioni e contributi

È difficile riassumere tutti i contributi di questo saggio denso ma breve (appena 300 pagine). Se citiamo ancora Françoise Micheau, possiamo trarre diverse "idee chiave" dal lavoro: non possiamo risolvere semplicisticamente le crociate in "un conflitto titanico tra l'Occidente e l'Oriente" (A. Maalouf), è necessario tener conto della diversità delle situazioni politiche, economiche e religiose; la Crociata ha una connessione con ciò che non è, primo fra tutti il ​​commercio, ed è solo un elemento tra i tanti rapporti tra Latini e Islam durante questo periodo; Secondo lui, quindi, l'importanza delle Crociate, sia in Occidente che nella storia del mondo musulmano, in cui integra gli Stati latini, deve essere messa in prospettiva: esse rimangono un fatto secondario, in particolare di fronte alle invasioni mongole e al arrivando al potere dei Mamelucchi. Va notato che Claude Cahen rifiuta il carattere coloniale delle Crociate e della fondazione degli Stati latini, sia rispetto al modello greco dell'antichità che a quello degli occidentali nel XVIII e XIX secolo.

Sfortunatamente, anche se l'opera di Claude Cahen è considerata un classico oggi, la storia delle Crociate è relativamente trascurata dagli storici francesi. Quando pubblicò (negli anni '80), Cahen si rammaricava di essere quasi l'unico, con Jean Richard. Possiamo ovviamente citare anche Michel Balard ei suoi studenti, anche se si concentrarono principalmente sul commercio mediterraneo dell'epoca. La storia delle crociate è oggi fatta dagli anglosassoni e dai tedeschi, e sempre in una visione occidentalista, quasi ignorando il "campo" musulmano (e le sue fonti), e riportando la crociata alla sua "essenza" cristiana ...

Fortunatamente, Claude Cahen ha comunque ispirato gli storici dell'Islam in Francia, che sono interessati alle specificità di queste regioni al di là della cornice delle Crociate; questo è il caso del lavoro di Nikita Elisséeff o Anne-Marie Eddé per esempio (inclusa la sua monumentale biografia, "Saladin", 2008). Allo stesso modo, il lavoro di storici sulla Reconquista e Al Andalus, come Pierre Guichard, può anche essere parte del suo lignaggio e della sua ispirazione.

"Oriente e Occidente al tempo delle Crociate", nonostante la confusione (dovuta alle condizioni della sua scrittura) che a volte si può provare leggendolo, è davvero un must per chiunque sia appassionato sia delle Crociate che della storia del L'Islam e quello del Mediterraneo.

C. CAHEN, Oriente e Occidente al tempo delle Crociate, Parigi, Aubier, 1983 (ristampa 2010), 302 p.

Leggi anche:

- F. MICHEAU, "Dall'Ovest all'Oriente: Claude Cahen, storico delle Crociate", Arabica, 43, 1996, p. 71-88. Disponibile su http://www.ifao.egnet.net/bcai/.

- J-Cl. GARCIN, “Claude Cahen: Orient and Occident au temps des croisades”, BCAI 1, 1984. Disponibile allo stesso link.


Video: Le Crociate raccontate da Alessandro Barbero 2008